Sassi e Destino PDF Stampa


 

«Per la coscienza religiosa del primitivo, la durezza, la ruvidità e la permanenza della materia sono una ierofania. Non v'è nulla di più immediato e di più autonomo nella pienezza della sua forza, e non v'è nulla di più nobile e di più terrificante della roccia maestosa, del blocco di granito audacemente eretto. Il sasso, anzitutto, è. Rimane sempre se stesso e perdura; cosa più importante di tutte, colpisce.

Ancor prima di afferrarla per colpire, l'uomo urta contro la pietra, non necessariamente col corpo, ma per lo meno con lo sguardo. In questo modo ne constata la durezza, la ruvidità e la potenza. La roccia gli rivela qualche cosa che trascende la precarietà della sua condizione umana: un modo di essere assoluto. La sua resistenza, la sua inerzia, le sue proporzioni, come i suoi strani contorni, non sono umani: attestano una presenza che abbaglia, atterrisce e minaccia. Nella sua grandezza e nella sua durezza, nella sua forma o nel suo colore, l'uomo incontra una realtà e una forza appartenenti a un mondo diverso da quel mondo profano di cui fa parte».

M. ELIADE, Trattato di storia delle religioni


 

 

Sfugge l'intimo segreto che si cela dietro questi monti. E sempre la risposta - più e più volte cercata - giunge dalla millenaria voce dei venti che sferzano le cime. Certo, essa risiede qui, ma non se ne intende la lingua, né se ne decifra, se non a tratti e illuminazioni, il codice riposto.


L’anima si volge ancora una volta alle pietre irte nel cielo, a quell'ormai perduta arte - troppo arcaica per essere antica - di erigerle, una sull’altra. Prima della malta, prima del cemento.


Sassi.


Qui la storia si incunea su una cultura litica e si fa destino: prima, sopra e oltre la civiltà.



 

 

 

 

 

 

 

«[...] una roccia si rivela sacra perché la sua stessa esistenza è una ierofania: incomprimibile, invulnerabile, essa è ciò che l'uomo non è; essa resiste al tempo, la sua realtà si riveste di perennità».

M. ELIADE, Il mito dell'eterno ritorno