Scritti principali


Il vero e proprio impegno 'editoriale' ha inizio grazie al Professor Di Vona, il quale poco prima della seduta di laurea segnala al nostro l'interesse delle Edizioni di Ar per l'eventuale pubblicazione della tesi, mettendolo allo stesso tempo in guardia sull'inevitabile collocazione politica che lo scritto, indipententemente dai contenuti, avrebbe ricevuto.

E’ proprio la pubblicazione della tesi, adeguata, rifinita e accompagnata dalla prefazione dello stesso Professore, che inaugura, nel 2000, la collaborazione con le Ar, con le quali si instaura una consonanza di idee e orientamenti, in virtù della quale altri studi vedranno la luce negli anni successivi.

 

 


La via romana al Divino. Julius Evola e la religione romana (2001)

Questo studio rappresenta il tentativo di ricostruire in maniera organica l’interpretazione del culto romano e, più in generale, della civiltà di Roma, data da Julius Evola.

I passaggi-cardine della concezione evoliana sono ricostruiti sviluppando gli accenni presenti nei testi del pensatore – compresi alcuni saggi e scritti d’occasione – e soprattutto ripercorrendo lo svolgimento dell’idea di tradizione nella fondamentale opera Rivolta contro il mondo moderno.

Nel delineare progressivamente la visione evoliana del culto e della civiltà romana, il libro tocca via via questioni imprescindibili, quali la sistemazione del ciclo romano all’interno delle complesse concezioni cosmostoriche di Evola e la comprensione del ‘significato ultimo’ di Roma, nonché il tema del rapporto tra il filosofo della Tradizione e il cristianesimo – meglio definito dallo svolgersi del suo ‘paganesimo’ – fino a trattare della posizione da questi tenuta nei confronti del fascismo e del tradizionalismo romano.

Le difficoltà di una simile 'ricostruzione' della idea di romanità di Evola – dal carattere sparso rivestito il più delle volte dagli scritti evoliani al ruolo che nel formarsi delle sue idee fu rivestito da pensatori moderni quali Bachofen, Piganiol e Levy-Strauss - è richiamata più volte dalle pagine stesse di questo saggio, nonché nella prefazione, scritta dal Prof. Piero Di Vona, all'epoca ordinario di Storia della Filosofia presso l'Università "Federico II" di Napoli

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Il Sole Invincibile. Aureliano riformatore politico e religioso (2002)

È al culmine di una congiuntura terribile per l’Impero romano, devastato e sfigurato, spaccato, vacillante al punto da far ritenere agli stessi contemporanei di doverne salutare l’ultima ora, che sorge e s’impone l’astro salvifico dell’imperatore Aureliano.

In soli cinque anni di regno (270-275), con volontà ferrea, il grande Illirico, attraverso vittorie militari di eccezionale portata e una serie di riforme radicali – nel senso etimologico del termine – porta a compimento un disegno i cui contorni hanno del portentoso, riunificando un Impero poco prima agonizzante sotto l’egida di un ‘nuovo’ sovrano divino, il Sole Invincibile.

L’opera di Aureliano, saldando nettamente il fisico al metafisico e soprattutto cogliendo nel principio solare il fattore unificante per le religiones delle genti che popolarono l’Europa, quello che sin dai tempi arcaici le aveva accomunate, si pone come una delle pietre miliari dell’ultima e geniale costruzione del pensiero ‘pagano’ antico: il sincretismo solare.

Un saggio agile e suggestivo, di lettura non particolarmente ostica, andato incontro ad una sua propria 'fortuna' editoriale - spintasi fin quasi al plagio della formula che ne contrassegna il titolo - e che costituisce, fino ad oggi, l’unica monografia in lingua italiana pubblicata su un imperatore di singolare grandezza.

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La ‘Notitia Dignitatum’. Immagini e simboli del Tardo Impero Romano (2006)

Fin dal suo ritrovamento nel corso del XV secolo, la Notitia Dignitatum – una sorta di ‘annuario’ occupato per la maggior parte dalle raffigurazioni degli scudi e delle insegne militari dell’Impero - ha rappresentato uno dei documenti fondamentali per la conoscenza e la comprensione della storia romana tardoantica.

A questo ‘registro delle cariche’ militari e civili si rivolge questo studio, mettendone in risalto la complessa matrice simbolica. La Notitia costituisce infatti un intricato e vasto archivio di simboli, il cui esame è stato tentato in maniera organica una sola volta, dal giurista e letterato Guido Panciroli nel  XVI secolo.

L’accurata e accorta ‘ermeneutica del simbolo’ compiuta su questa straordinaria fonte rappresentano un tentativo di decifrarne il senso riposto, suggerendo una ‘lettura integrale’ di questo ‘libro araldico’ della romanità. L’universo ideale che ne emerge presenta difatti alcune costanti, quali: motivi solari e lunari; motivi geometrici; motivi totemici, esprimenti cioè ierofanie animali; motivi runici e, aspetto che affiora per la prima volta, elementi legati al culto mithriaco.

La vera unica difficoltà per il lettore desideroso di accostarsi ‘fisicamente’ (e non per via telematica) ai simboli delle antiche insegne, era fino a qualche tempo fa la scarsa reperibilità del testo. Questi avrebbe dovuto infatti tentare di prendere visione dei rarissimi codici (in tutto, una decina) sparsi nelle biblioteche d’Europa, le altrettanto poche copie a stampa o rivolgersi alle introvabili riproduzioni in bianco e nero del Seeck. Con questo studio, invece, per la prima volta la Notitia è presentata al lettore moderno attraverso delle tavole a colori, che riproducono il codice ms. lat. 9661 conservato a Parigi – operazione editoriale unica, sia in Italia, sia all’estero. Ed è soprattutto dall’estero che i migliori conoscitori dell’argomento hanno fatto giungere il loro plauso ad una simile iniziativa.

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Il divino Giamblico (2012)

IV secolo. Se la fine dell’Impero romano è ormai più che un presagio, per la filosofia e in generale per la totalità della cultura greco-romana sembra già da tempo scoccata l’ultima ora.

È nell’appressarsi dell’eclissi che sorge dalla Siria un astro d’eccezionale fulgore: Giamblico, salutato da coevi ed epigoni come ‘divino’ e ‘salvatore del mondo ellenico’.

Ma come è possibile che un siriaco potesse ‘salvare’ la sapienza greco-romana?

La risposta è da ricercare nella stessa filosofia greca, nel più genuino insegnamento di Platone, che aveva additato nell’allontanamento dall’Origine la causa del declino.

Se il punto più prossimo all’Origine per il Siriaco è proprio la sapienza egizia e caldaica, è nella sintesi delle dottrine platoniche e pitagoriche – il corso delle quali è da Giamblico mutato in modo definitivo – che va ricercata la sapienza capace di raddrizzare il ‘gigante inclinato’ dell’Occidente. Nella coscienza che solo costeggiando la scaturigine dell’originario è pensabile tracciare una via per il Ritorno al Divino.

Probabilmente il libro più denso, fitto di ponderazioni, senz’altro il più meditato e maturo, frutto di una riflessione continuatasi per oltre un lustro.


Indice del libro

 

 

 

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