Le civiltà tradizionali, scriveva Evola, furono civiltà dell'essere. L'intemporale e l'immutabile furono la cifra genetica della loro vicinanza all'Origine. Già i Greci apparvero agli Egizi troppo 'amanti del nuovo'.


L'attuale civilizzazione - con il suo abbaglio del 'progresso' - vede nel dinamismo un valore, considera il cambiamento positivo, inneggia al divenirismo.


'Novità' e 'aggiornamento' continuo sono conseguenza necessaria: per l'antico, ciò che è immutabile si avvicina all'eterno; per il moderno, è morto o non esiste. Presenziare attraverso la ripetizione di atti  (la reiterazione martellante è fondamentale, lo comprese Goebbels), la riproduzione prolifica di lavori, l'ipertrofia frenetica degli 'interventi', il grigio diluvio di parole...


Chi scrive solo quando ha qualcosa da scrivere, e parla solo quando ha qualcosa da dire, è obsoleto. Molto probabilmente è per tale motivo che quella del giornalista-scrittore è la figura più consona ai tempi attuali: per il suo poter mettersi in mostra di continuo.


E se proprio dovessero mancare le idee, la rete consente di razzolare liberi alla ricerca di autori sconosciuti da saccheggiare, anche nello stile.


 

 

Aggiornamento... l'Autore è al lavoro ad una sua opera di filosofia della storia, molto più vasta e impegnativa delle precedenti.

Senza fretta, ma senza tregua.