Europa: radici, innesti e forzature

 


 

[...] Viene perciò da chiedersi quale può essere il senso del recupero delle radici quando l'intero arbusto è incancrenito e da esso spuntano germogli anzitempo avvizziti. Nei gangli della vecchia pianta europea, sotto la massiccia scorza suppurata, scorre ancora verde linfa vitale o essa possiede solo radici rimaste pagane e destinate a disidratarsi?

Ogni risposta resta vuota se la rivendicazione delle radici non pone prima un problema fondamentale, e cioè se il sopravvento del giudeo-cristianesimo, antiforma «acquatica» per eccellenza, possa rientrare negli arcani di un fatale disegno di liquefazione finale, da «Età dell'Acquario». Se in altri termini, esso sia stato il necessario strumento rientrante nel Fatum per indurre gli uomini nell'Errore come lascerebbe pensare l'oracolo di Ecate, necessario al compimento del ciclo.

Da queste risposte, che non ci è dato conoscere, dipenderà se i presenti scritti - mentre l'alba del terzo millennio di dominazione cristiana rischiara di un sordido pallore una Terra stravolta, spalancata all'orribile sfiguramento delle migrazioni razziali e in rotta verso il crollo finale - saranno i boccioli di nuovi rami protendentisi verso il futuro o i diàfani virgulti di un'anomala infiorescenza autunnale. Resta, immutata, la consapevolezza di vederli trarre la propria linfa dalle radici dell'originario.


da «Le radici, gli innesti, la cancerogenesi», in Il gentil seme. L'idea di Europa: radici e innesti, pag. 59.